:: MOSTRA
    MIRELLA GUASTI


:: IMMAGINI MOSTRA


:: CATALOGO


:: CONTATTI


:: HOME GALLERIA56


   Autobiografia.
   Di Mirella Guasti

Il cortile della casa di via Vigan� 8 a Milano, dove sono nata nel 1933, l'ho rivisto da poco, identico a come tante volte l'avevo osservato aggrappata alla ringhiera della terrazza, con gli occhi della bambina di quattro anni che avrebbe tanto voluto qualcosa di impossibile in quell'ambiente: poter uscire per correre all'aperto. Per questo la casa del Lido di Venezia, dove successivamente ci siamo trasferiti, rimane avvolta in un alone magico: una bella villetta liberty, con un gran giardino, con gli alberi e l'erba e con un glicine contorto che si arrampicava sul terrazzo del soggiorno ricoprendolo con un pergolato di fiori profumati. E poter andare (a piedi e da soli!!) fin sulla spiaggia di una sabbia dorata e fine e piena di conchiglie come non ne avevamo mai viste e dove si poteva giocare e correre a perdifiato. Era come vivere in una favola. Che continua in una seconda casa, sempre al Lido, sempre con un bel giardino (e anche sempre liberty), ma pi� grande, perch� nel frattempo la famiglia aumenta e presto arriveremo ad essere in sette fratelli: ai tre milanesini si aggiungono, nell'arco di pochi anni, i quattro lidensi, che i nostri genitori, due chimici amanti della sperimentazione, hanno pensato di mettere al mondo, con un ottimismo che rasentava l'incoscienza, sfidando i nuvoloni che si stavano addensando sulle nostre teste e che sarebbero deflagrati nella tempesta terribile dell'ultima guerra. Ma per il momento gustavamo la felicit� di vivere in quell'isola piena di orti, di verde, di mare, di libert� di correre in bicicletta o sui pattini, come in una splendida vacanza. In queste nostre case, sempre al posto d'onore nel salotto, dominava il ritratto del bisnonno Cesare Guasti, pratese, accademico della Crusca, letterato, amico e mecenate di artisti. Il nostro pap� � vissuto nel culto di questo avo illustre, profondamente cristiano (di cui � in corso un processo di beatificazione) autore di una traduzione dell'''Imitazione di Cristo''. Da lui pap� ha ereditato il rigore morale e i solidi principi che lo hanno sempre guidato nelle sue scelte e che indubbiamente ha trasmesso a tutti noi. Rigore e principi che in alcune circostanze si sono rivelati un fardello faticoso da portare, ma a cui non � possibile opporsi perch� sono presenti come una voce della coscienza. E poi l'estremo pudore dei sentimenti e il rifiuto di ogni forma di enfasi, cose che spesso possono anche frenare una sana espansivit� e che probabilmente a volte, ci fanno apparire come persone poco affettuose mentre, al contrario, i nostri legami familiari e di amicizia sono fortissimi e non vengono mai meno, anche se in qualche modo nascosti sotto una specie di ruvidezza e una buona dose di ironia. Venendo poi alla manualit� e all'ingegnosit� che per tutti noi sono doti naturali, nonostante gli studi ci abbiano portati in direzioni diverse, credo che anche queste siano discese ''per li rami'' provenendo dal bisnonno, frequentatore di artisti e autore di saggi critici. Senza contare che anche nella famiglia materna � presente un pittore dell'800 napoletano, Vincenzo Montefusco (amico di Pellizza da Volpedo) che aveva uno studio a Roma, autore di dipinti esposti anche al Museo di Capodimonte e di cui sono arrivati in eredit� alcuni studi. Questo per dire che forse non c'� da meravigliarsi se ad un certo punto � maturato in me il desiderio di esprimere in qualche modo quello che in nuce gi� interiormente esisteva. Solo che ci sono stati anni in cui la mia gioia e il mio desiderio primario erano quelli di dedicarmi ai figli, nati a brevissima distanza l'una dall'altro, che hanno occupato il mio tempo in modo totale per anni, ma sempre facendomi sentire questo vincolo stretto non come un sacrificio, ma come uno stato di grazia che mi rendeva pienamente appagata. � stato dopo, quando questi impegni verso la fine degli anni sessanta si sono un po' allentati e quando ho scoperto degli spazi di cui potevo appropriarmi, che ho iniziato la ricerca, faticosa per mancanza di punti di riferimento, di qualcuno che mi insegnasse i primi rudimenti della scultura. In mancanza di meglio ho cominciato con la ceramica che almeno mi dava la possibilit� di prendere confidenza con la creta; ben presto per� mi sono resa conto che il lavoro minuzioso di incisione e di decoro non faceva per me, istintivamente portata ad applicare ai manufatti decorazioni in rilievo, cosa che suscitava in chi mi seguiva l'esortazione a dedicarmi alla scultura. Sentendo l'esigenza di confrontarmi con l'anatomia ho iniziato a frequentare corsi di disegno di nudo, finalizzati sempre alla realizzazione di sculture in creta, unico materiale che per molti anni ho usato. Mi sono sempre rifiutata di effettuare delle copie in bronzo delle mie terrecotte in quanto continuavo a pensare che l'opera da me realizzata dovesse rimanere unica. Nonostante questa mia posizione, ho effettuato numerose mostre sia in Italia che all'estero, New York compresa. Dopo anni e anni di pressioni da parte di estimatori, amici, collezionisti e di Serri della Cinquantasei di Bologna, verso la fine del 2004 mi sono decisa a realizzare i primi bronzi, ma per nessun motivo volevo effettuare pi� di tre esemplari. Per questi anzich� utilizzare la plastilina ho preferito realizzare i modelli in criptonite, nata per la realizzazione di scenografie, costituita essenzialmente di gesso che, tramite l'aggiunta di additivi atti a ritardarne il consolidamento, mi ha permesso la realizzazione di opere molto pi� grandi, sostenute da strutture che ogni volta implicano uno studio della posizione che la scultura dovr� assumere. � cos� che ogni volta, pi� dell'arte, entrano in gioco l'ingegnosit� e l'utilizzo di strumenti che mai avrei pensato di riuscire ad usare, ritenendoli pi� consoni ad un manovale che ad una tipa come me, d'altra parte, trattandosi di tagliare tondino di ferro o rete metallica, questa � la tecnica. E poi, se in greco la parola ''arte'' si dice ''tecne'', ci sar� pure una ragione. Certo, a volte pu� succedere che quello che in principio ho in mente, mi si modifichi in corso d'opera e non corrisponda pi� all'idea iniziale. Allora nasce la delusione, come succede quando, avendo in testa un motivo musicale, provando ad esprimerlo con la voce, ci esce stonato. Tutto sta nel non scoraggiarsi e nel considerare le sconfitte provvisorie come un insegnamento utile a conseguire migliori risultati per l'avvenire. Una certa cocciutaggine aiuta. Come aiuta l'impegno quotidiano, che per altro non sento come fatica, e che mi d� un grande entusiasmo. A questo si aggiunge, dal momento in cui sono arrivata alla realizzazione dei bronzi, il lavoro sulle cere. La duttilit� della cera permette interventi pi� immediati e gratificanti, in cui la manualit� pu� esprimersi liberamente, quasi senza ostacoli. Anche la patinatura del bronzo � appassionante perch�, partecipandovi attivamente, si possono studiare assieme al tecnico effetti bellissimi e sempre diversi, che riescono ad esaltare il movimento della scultura. Come ho cercato di spiegare altrove, le mie opere vogliono essere un tentativo di rasserenare, di contrastare la durezza e la brutalit� della vita, quasi un rifugio per i nostri sguardi violentati. Non cerco di rappresentare delle forme che esaltino la fisicit� ma che, attraverso lo sviluppo verticale, conducano lo sguardo verso l'alto, abbandonando la pura ricerca anatomica per cogliere l'essenza del movimento e della tensione interiore.

 
Galleria d'Arte Cinquantasei - Bologna - Abano Terme