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    MIRELLA GUASTI


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   Un'eleganza ritmica che ci coinvolge.
   Di Rossana Bossaglia

Sono profondamente convinta � e ho trovato varie occasioni per scriverlo � che la scultura italiana ha una rilevanza speciale nel contesto europeo; la qualit� creativa degli artisti che le si dedicano si accompagna a una competenza di mestiere formatasi in varie scuole, a partire da quella carrarese, ed espressa con l'uso di vari materiali. Noi adoperiamo comunemente il termine ''scolpire'', che presuppone l'impiego di uno strumento pesante � un martello, per intenderci � il quale agisce sopra sostanze dure: il procedimento per giungere alla raffigurazione � dunque quello di ricavare dalla materia inespressiva immagini con una loro specifica fisionomia, estraendole da un contesto inerte. Ma quella che noi definiamo appunto scultura si ottiene anche attraverso una modellazione morbida e pastosa: la quale pu� essere il presupposto preparatorio di ci� che sar� un oggetto intensamente ponderale, oppure giungere a fermarsi a risultati di dolce fluidit�. Mi trattengo su questo argomento onde sottolineare che il termine ''scultura'' � entrato nell'uso per indicare figure tridimensionali indipendentemente dalla loro densit� materica e dal procedimento esecutivo da cui nascono. Sull'opera di Mirella Guasti usiamo il termine convenzionale di scultura appunto per ovvie ragioni di consuetudine, ma va sottolineato che il panorama delle sue opere si presenta molto variato, giacch� i differenti materiali e le tecniche che utilizza portano ad effetti profondamente diversi anche sul piano stilistico: le terrecotte puntano su una pastosit� fisica delle figure che � molto vicina a quella naturale; quando lo stesso tipo di personaggio � rappresentato in bronzo, in genere si asciuga e assottiglia. L'artista punta spesso sul confronto fra le varie tecniche e i vari materiali, rivivendo personaggi e composizioni affini tra di loro con un gusto differente: quasi a testimoniare quanto i procedimenti creativi influenzino l'interpretazione dei soggetti. Le opere esposte nella presente occasione offrono una panoramica della produzione di Mirella Guasti a partire dagli anni Ottanta, che testimonia una variata evoluzione del gusto e dei soggetti in una coerente continuit� espressiva. Agli inizi l�attenzione ritrattistica � molto forte (si guardino il bel ritratto di Cristina del 1983 e quello di Giulia dell'85) e precisa la leggibilit� dei soggetti secondo le intenzioni dell'artista. A poco a poco lo stile della Guasti si fa sempre pi� definibile e riconoscibile, senza tuttavia che ripeta le fisionomie: anzi, queste sono molto variate. Agli inizi, come si � accennato, la ritrattistica ha particolare privilegio, ma via via le figure tendono a deformarsi; oltre che puntare su profonde diversificazioni, si impastano di effetti materici di intensa fisicit�. Le figure intere si allungano e nonostante la loro correttezza anatomica si fanno sempre pi� simboliche. Se prima era la carnalit� a rendere pi� risoluta la comunicativa delle immagini, a poco a poco le figure medesime sembrano perdere la loro concretezza fisica, si assottigliano trasfigurandosi. Quando pure l'artista non si eserciti in ritratti, cogliamo innumerevoli spunti a quali personaggi faccia riferimento; l'indiano pellerossa, per esempio, � identificabile di primo acchito, per non dire del rivissuto Modigliani. Nelle raffigurazioni di giovani nudi femminili cogliamo il piacere comunicativo di trasmetterci una godibile e insieme pulita sensualit�, senza per altro compiacimenti erotici. Nell'ultima produzione l�artista mostra un minore interesse per la ritrattistica che suggerisca specifici confronti, e invece una predilezione per rivivere il medesimo personaggio in momenti diversi; figure sempre pi� sottili che si fanno ritmo, cambiamento di espressione anche nei pi� dolci modelli in terracotta e sempre pi� ci parla attraverso un�eleganza ritmica che ci coinvolge.

 
Galleria d'Arte Cinquantasei - Bologna - Abano Terme